UE: proposta su brevetti e generici

La Commissione Europea propone di modificare le norme sulla proprietà intellettuale e, in particolare modo, quelle inerenti la tutela brevettuale. Ciò consentirebbe alle aziende farmaceutiche di produrre ed esportare farmaci generici nei Paesi in cui tali farmaci non sono coperti da brevetto. Il principale auspicio è di aiutare gli investimenti nella ricerca, ma non solo. Tali modifiche servirebbero anche ad evitare che le aziende farmaceutiche spostino la produzione dei generici per l’esportazione fuori dall’Europa.
Con le nuove norme, che prevedono l’introduzione di una certificazione supplementare di protezione, mentre, da una parte, i farmaci continueranno ad avere una copertura brevettuale nell’UE, dall’altra le aziende potranno produrre generici, da esportare in Paesi in cui i farmaci non hanno copertura, direttamente in Europa,.

I giovani cinesi preferiscono i marchi “made in China”

I giovani cinesi tra i 16 e i 25 anni per lo shopping on line preferiscono il made in China. È emerso dal rapporto “Internet 2018 + Sviluppo dei marchi cinesi” dell’Istituto di ricerca Jingdong, legato alla Communication University of China di Pechino e pubblicato nel mese di maggio, a un anno di distanza della prima Giornata dei marchi cinesi.

Tra i vari fenomeni segnalati nel rapporto, come la prevedibile differenza tra i comportamenti degli acquirenti digitali nelle zone economicamente più avanzate e in quelle più arretrate del paese, ciò su cui i commentatori cinesi si sono più soffermati è il dato riguardante le preferenze dei jiulinghou, i giovani cinesi nati negli anni novanta, e dei millennials. È questo infatti il gruppo in cui si registra, per il 2017, la crescita maggiore nell’acquisto online di prodotti made in China: più 6 per cento rispetto al 2016, per un “peso” nella crescita totale del consumo di marchi su Internet pari al 4%.

Una notizia che dovrebbe allertare i marchi internazionali, spesso ancora convinti che il mercato cinese rappresenti una possibilità senza limiti. I marchi cinesi hanno raggiunto uno stadio di maturità tale da poter soddisfare i bisogni dei consumatori in molti settori.

Il rapporto dell’Istituto di ricerca Jingdong segnala comunque che anche nel gruppo di consumatori più anziani, di età superiore ai 55 anni, si è verificato un aumento del consumo online di marchi cinesi. Merito anche della visione, promossa fin dagli anni Duemila dalla dirigenza cinese, di una Repubblica popolare che da “fabbrica del mondo” diventi oasi di creatività e qualità, obiettivo a cui punta l’ambizioso progetto “Made in China 2025”: il rallentamento della crescita economica cinese, entrata nella fase del “new normal” (xin changtai), ha obbligato Pechino a ripensare al proprio modello di sviluppo e a investire sempre di più su settori ad alto tasso di innovazione, come le industrie culturali e creative.

Vendita marchi italiani

Vendita marchi italiani a partire dal 2015 per finire con il birrificio Peroni. Dopo l’acquisizione, da parte di Hitachi, del colosso Ansaldo Breda ed Ansaldo Sts, cedute da Finmeccanica per oltre 2 miliardi di euro, dopo lunghe trattative, lo scorso ottobre il noto marchio di birra giapponese Asahi, ha acquistato la bionda per eccellenza in Italia: la Birra Peroni. Precedentemente il marchio era stato di proprietà dal colosso belga-brasiliano AB InBev. A fine settembre era stato siglato l’accordo di fusione tra AB InBev e SABMiller che, congiuntamente, detengono circa un terzo delle birre vendute nel mondo.
Per tale motivo AB InBev è stata costretta, dalle normative europee sull’antitrust, a cedere alcuni marchi quali Stella ArtoisBeck’s, CoronaBudweiser e Löwenbräu e Peroni. La detenzione di tali marchi in capo a AB InBev avrebbe portato un’eccessiva concentrazione di mercato in alcuni Paesi.
Pur essendo stata venduta ai giapponesi, Peroni continuerà a essere prodotta in Italia. In tal modo Asahi ha ampliato il proprio mercato nel Vecchio Continente avendo anche, nel proprio portafoglio marchi, il brand olandese Grolsch e il britannico Meantime. Un acquisto totale costato 2,55 miliardi di euro.
Da una nota del birrificio Peroni si capisce come questo sia “un momento importante, non solo a dimostrazione del valore dei suoi marchi, ma anche a testimonianza di nuove prospettive di sviluppo internazionale e di crescita”. L’importanza, il riconoscimento e la forza del marchio sono anche dati dai risultati 2015: un fatturato di 360 milioni di euro di ricavi di cui 21,5 milioni di utile.

Sempre del 2016 è l’accordo tra Seiko Epson Corporation, attraverso la controllata Epson Italia, e la Fratelli Robustelli, azienda italiana meccanotessile che progetta e produce macchine per la stampa industriale dei tessuti, venduta al 100%. A febbraio 2016 Daikin, colosso degli impianti di refrigerazione, ha annunciato l’acquisto di tutte e azioni della Zanotti, azienda di impianti di refrigerazione, per la cifra di 95 milioni di euro.

Andando allo scorso anno Mitsubishi ha acquisito il 75% della DeLClima, detenuta da De Longhi, per 664 milioni e, successivamente, ha acquisito la maggioranza del Conservificio AR di Borgo Incoronata, in provincia di Foggia, che si occupa di lavorazione dei pomodori.

Milano Tribunale Brevetti UE?

Milano Tribunale Brevetti UE? La spiegazione è semplice: innovazione elettronica a Monza, meccanica e trasporti a Varese, alta tecnologia a Como, strumentazione ottica e, soprattutto, chimica e ambiente a Milano. I distretti produttivi lombardi brevettano un terzo delle invenzioni italiane riconosciute a livello europeo. Lo certificano le oltre quattromila domande di brevetto arrivate tra il 2011 e il 2014 all’EPO, l’European Patent Office, per richiedere la garanzia EU sulla paternità delle creazioni. Sono quindi le cifre a fare di Milano la capitale dell’innovazione: 365 richieste di brevetto europeo presentate nel 2014, una al giorno, secondo l’elaborazione della Camera di commercio milanese. Con un rapporto di 114 brevetti per milione di abitanti, il doppio del dato nazionale.
Una produzione ancora molto lontana dai livelli di Svizzera (847 domande nello stesso anno), Finlandia e Olanda (oltre 400), ma la città di Expo fa meglio di Regno Unito e Norvegia. A Milano sono i marchi chimico-farmaceutici a fare da traino. Brevetti e medicinali: un doppio biglietto da visita per la città che si candida a ospitare, dopo la Brexit, l’Agenzia europea del farmaco, ma anche una delle tre sedi della Corte dei Brevetti UE.
Milano Tribunale Brevetti UE? A spingere per Milano interviene anche l’Ordine dei Consulenti in Proprietà industriale, il cui Presidente Anna Maria Bordone ha inviato due lettere indirizzate al Presidente della Regione Lombardia e al Sindaco di Milano, per la promozione di questo punto. Dal testo della lettera: “Milano, in luogo di Londra, come sede della citata istituzione europea competente a decidere le controversie in materia di brevetti chimici e biotecnologici, è del tutto complementare al trasferimento dell’Agenzia europea del farmaco, così come programmato dal c.d. Patto per Milano. Soprattutto, va rilevato che non è d’intralcio all’iniziativa formalizzata in detto patto relativo a EMA. Infatti, con l’uscita del Regno Unito dalla UE, i parametri sulla base dei quali la sede distaccata del Tribunale dei Brevetti è stata assegnata a Londra portano automaticamente alla scelta di una città italiana e Milano, per mille ragioni, è quellapreferita da tutti gli stakeholders italiani ed europei”.

EUIPO modifiche Reg UE 2015-2424

EUIPO modifiche Reg UE 2015-2424 presentabili entro il 23 settembre 2016. Pertanto è quasi alla scadenza il termine per le modifiche alle classificazioni dei marchi dell’Unione Europea – già marchi comunitari – ex art. 28, paragrafo 8, del RMUE, modificato dal regolamento (UE) 2015/2424 del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo. Il periodo di transizione pari a sei mesi scadrà il 23 settembre 2016. Entro tale data i titolari di marchi registrati, depositati prima del 22 giugno 2012, possono dichiarare che alla data del deposito la loro intenzione era di ottenere la protezione di altri prodotti o servizi oltre quelli coperti dal significato letterale del titolo di tale classe come meglio individuati dalla Classificazione di Nizza.

Questo significa che a partire dalla fine del periodo transitorio, 23 settembre 2016, i marchi con titoli di classi saranno interpretati in base al loro significato letterale a prescindere dalla data di deposito.

Il 15 febbraio 2016 il Direttore esecutivo dell’EUIPO ha emanato una comunicazione che definisce il quadro dei procedimenti dinanzi all’Ufficio atti a iscrivere nel registro una dichiarazione ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 8, RMUE.

La comunicazione 1/2016 del Direttore esecutivo relativa all’attuazione dell’articolo 28, RMUE, contiene un elenco non esaustivo di esempi di prodotti e servizi chiaramente non coperti dal significato letterale delle indicazioni generali dei titoli delle Classi di Nizza. In più, tramite i riscontri, degli utenti l’Ufficio Europeo per la Proprietà Intellettuale ha stilato un ulteriore elenco, sempre non esaustivo, di termini che si ritiene non siano chiaramente coperti dal significato letterale del titolo della classe rispettiva ai fini delle dichiarazioni ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 8, RMUE. Tale elenco è inteso come guida per i titolari di marchi che desiderano presentare dichiarazioni ai sensi dell’articolo 28, paragrafo 8, RMUE.

In base al contenuto delle dichiarazioni, come previsto al paragrafo 8 della comunicazione 1/2016, si considerano passibili di ricusazione:

• Le rivendicazioni relative all’intero elenco alfabetico;
• L’uso di espressioni non chiare, imprecise o non specifiche;
• Le dichiarazioni relative a prodotti e servizi chiaramente coperti dal significato letterale del titolo della classe;
• Le dichiarazioni relative a prodotti o servizi non contenuti nell’elenco alfabetico in questione.

Ovviamente devono essere soddisfatti alcuni requisiti perché le domande possano essere accolte da parte dell’Ufficio. Si tratta di requisiti formali

• Termine ultimo per la presentazione della dichiarazione 23/09/2016
• Correttezza della lingua dell’istanza
• Corretta individuazione del marchio
• Corretta identificazione del titolare
• Eventuale nomina di rappresentante
Marchio Unione Europea (MUE) depositato prima del 22/06/2012
• MUE registrato
• MUE che copre l’intero titolo della classe

La dichiarazione dovrà contenere l’indicazione di prodotti e servizi che vanno oltre il significato letterale del titolo della classe e l’indicazione di prodotti e servizi che compaiono nell’elenco alfabetico in vigore all’atto del deposito del Marchio dell’Unione Europea.

European Inventor Award 2017

I titolari di un brevetto europeo non in corso di opposizione hanno la possibilità di ricevere un riconoscimento prestigioso a livello internazionale. Sono aperte, infatti, le candidature per concorrere al premio internazionale dell’Ufficio Brevetti Europeo, denominato European Inventor Award 2017 (EIA 2017), promosso dalla Direzione Generale Lotta alla Contraffazione – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM). Le candidature scadranno il 12 ottobre p.v.

Possono concorrere gli inventori, le PMI, le Università e i centri di ricerca che siano titolari di un brevetto europeo non in corso di opposizione. In palio ci sono cinque premi, uno per ognuna delle cinque categorie, e precisamente:
industria, relativa a tecnologie di successo brevettate da grandi aziende europee;
PMI, per invenzioni eccezionali di piccole e medie imprese;
ricerca, dedicata a inventori pionieri che lavorano presso università o istituti di ricerca;;
Paesi non UE, per tutti gli inventori che non sono cittadini europei, ma hanno ottenuto un brevetto europeo;
premio alla carriera, per onorare il lungo contributo all’innovazione di cittadino europeo.

Si tratta di un riconoscimento prestigioso a livello internazionale. Non è previsto nessun contributo economico.
Le candidature dovranno essere trasmesse direttamente all’EPO. Ogni informazione relativa al premio e alle modalità di partecipazione è reperibile su http://www.epo.org/learning-events/european-inventor/nominate.html, altri chiarimenti potranno essere richiesti all’indirizzo mail dell’EPO: european-inventor@epo.org.

Siete tutti invitati a votare per il Vostro inventore preferito. Un ulteriore premio verrà assegnato all’inventore che riceverà il maggior numero di voti sul sito Ufficio Brevetti Europeo e su i social media nel periodo che precede la cerimonia.

I vincitori saranno premiati a Venezia a giugno 2017.

Progetto Industria 2030

Progetto Industria 2030 è stato avviato da Nomisma con Crif. Si tratta di un percorso pluriennale che intende essere un punto di riferimento per analizzare le diverse dinamiche del sistema industriale italiano. Uno strumento per conoscere meglio strutture, strategie e performance dei campioni del Made in Italy manifatturiero e disegnare una politica industriale moderna, con cui cogliere le opportunità del “nuovo Rinascimento del manifatturiero” aperte dalla Fabbrica del Futuro e raggiungere l’obiettivo fissato dal programma Europa 2020.

Lo studio Progetto Industria 2030 curato da Nomisma analizza il macro-settore delle macchine strumentali, traino del Made in Italy, con un ammontare di export di 30,3 miliardi nel 2015 pari al 7,3% del totale nazionale e un surplus di bilancia commerciale di circa 24,2 miliardi, ben il 53,5% dell’intero saldo positivo del Paese. Una performance che appare però meno incoraggiante se si considera un orizzonte temporale di medio periodo (2007-2015). In questo lasso temporale l’export vede una crescita annua di solo l’1% con un miglioramento della bilancia commerciale reso possibile dal contestuale crollo dell’import. Entrando nel dettaglio si evidenzia l’ottima performance dei produttori di macchine per l’industria alimentare (+37,8% periodo 2007-2015), per il packaging (+29,8%), per l’industria della carta e del cartone (+28,6%) e per l’agricoltura (+21,7%).

Segno negativo per le macchine destinate al settore metallurgico (-30,2%), con un calo del 7,6% nell’ultimo anno. Per l’Italia il principale mercato di sbocco per le macchine strumentali resta l’Europa, a fronte di un allargamento della quota nordamericana e di quella africana che passa dal 5,8% del 2007 al 7% del 2015. Si contrae la quota di export verso l’Asia orientale (17,1% nel 2011 / 12,8% nel 2015). Osservando il mercato dal punto di vista dei Paesi G20, la crescita di valore esportato nel periodo 2007-2014 è stata insufficiente per conservare la quota di mercato dell’Italia, che dal 9,3% del commercio totale è scesa all’8,2%. Solo nelle macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio e nei macchinari destinati all’industria della carta e del cartone il saldo è positivo. In ambito UE il valore import dall’Italia si è contratto del -9% quando invece le importazioni totali di beni strumentali sono aumentate del +6%. Questa dinamica ha determinato un forte calo della quota di mercato del Belpaese che passa dal 13,6% del 2007 all’ 11,7% del 2014. Nei Paesi extra europei del G20 la dimensione del mercato è rimasta stabile con un’oscillazione tra il 6,4% e il 7%; si registra un aumento solo in Brasile che passa dal 14,4% al 16,4%.

Secondo Nomisma, per realizzare le opportunità di Industria 4.0 e gli obiettivi di Europa 2020, occorre prima di tutto rinforzare la capacità d’indirizzo generale della politica economica. Ne viene la necessità di approfondire la concorrenza, migliorare la dotazione d’infrastrutture fisiche e di comunicazione, riducendo le disparità territoriali e permettendo così alle aziende di accedere a global value chains. Per questo c’è bisogno di individuare istituzioni per un ecosistema industriale moderno, che favorisca la crescita dimensionale delle imprese e il ricambio generazionale, valutando anche l’opportunità di misure fiscali specifiche. Né si può differire lo sforzo, che le imprese intervistate da Nomisma riconoscono essere iniziato, finalizzato ad accompagnare la presenza delle imprese italiane sui mercati esteri. In ultimo va garantito che l’indirizzo della programmazione regionale 2014-2020 sia mantenuto sulle azioni a favore della ricerca e dell’innovazione delle imprese.

Roma capitale del falso

Roma capitale del falso, è ciò che emerge una ricerca Censis per il Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale Lotta alla ContraffazioneUfficio Italiano Brevetti Marchi – è Roma a trionfare al primo posto per lo smercio di prodotti fake in Italia. Infatti, un quinto della merce contraffatta sequestrata dall’Agenzia delle Dogane e dalla Guardia di Finanza su tutto il territorio nazionale è stata rilevata nella provincia di Roma.

Dal 2008 al 2015 nella provincia di Roma sono stati effettuati 24.393 sequestri, pari al 18,6% del totale nazionale, e gli oggetti sequestrati sono stati oltre 130 milioni, ovvero il 30,3% del totale. Per la maggior parte sono falsi di poco pregio, per lo più provenienti dalla Cina. Nel 2015 più del 60% dei sequestri ha riguardato abbigliamento e accessori, seguiti da apparecchiature elettriche (il 14% del totale) e calzature (il 9,5%). Anche i dati del medio periodo attestano queste tendenze: dal 2008 a oggi il 44,8% dei sequestri ha interessato accessori di abbigliamento, il 18,5% articoli di abbigliamento e il 12,2% calzature. Al quarto posto, con il 6,8% dei sequestri, le apparecchiature elettriche.

Secondo la ricerca del Censis, Roma è una grande piattaforma relazionale: tra residenti, pendolari e turisti ogni giorno milioni di persone si muovono nella capitale e costituiscono una enorme opportunità di affari anche per chi è in cerca di clientela a cui vendere prodotti falsi. Ma Roma è anche un grande hub logistico e un punto di passaggio delle merci dirette verso altre regioni, soprattutto del Sud, che esprimono una forte domanda di prodotti falsi low cost e low quality. Solo il 50% dei sequestri compiuti alle dogane nella provincia di Roma nel 2015 aveva come destinazione finale Roma: tra le regioni italiane che attendono la merce taroccata sdoganata nella capitale – rileva lo studio – al primo posto si trova la Campania, seguita dalla Lombardia e dalla Sicilia.

Roma capitale del falso non è da sola: il litorale romano è il luogo dove il fenomeno della contraffazione è più evidente. Ma ad affiancare la vendita al “minuto” sul litorale vi sono diverse località dove si assemblano, stoccano e distribuiscono i falsi.
Di fronte a un fenomeno così pervasivo e capace di rigenerarsi e di adattarsi ai mutamenti del contesto, le azioni di repressione e contrasto devono essere accompagnate da iniziative di sensibilizzazione e di comunicazione rivolte a tutti i target di consumatori.
Con questi obiettivi lo scorso 9 marzo il Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale Lotta alla ContraffazioneUfficio Italiano Brevetti Marchi – e la Prefettura di Roma hanno siglato il Piano d’azione per la lotta alla contraffazione a livello provinciale. Dal 13 al 19 giugno si è svolta in tutta Italia la prima Settimana nazionale anticontraffazione, organizzata dalla Direzione Generale Lotta alla Contraffazione – Ufficio Italiano Brevetti Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel corso della settimana si sono succedute iniziative di studio, sensibilizzazione, animazione rivolte agli stakeholder, ai cittadini e ai giovani, e si sono presentate le analisi provinciali del fenomeno della contraffazione a Roma, Milano e Palermo previste dal Piano nazionale anticontraffazione.

In Italia: più marchi e brevetti

In occasione della giornata internazionale della proprietà intellettuale, svoltasi lo scorso aprile, sono stati illustrati i dati Eurostat, che rappresentano l’Italia come un Paese innovativo, sebbene non sia uscito pienamente dalla crisi economica.
L’Italia è terza in Europa per il numero di richieste di registrazione marchi, circa 10 mila domande. Milano e Sede di Roma sono tra le ‘top 20′ delle città europee più attive, rispettivamente con il capoluogo lombardo quarto e la capitale sedicesima.
L’EUIPO, in assoluto, continua a segnalare in Europa un trend positivo per le richieste di Registrazione marchi. L’unico anno a fare eccezione è stato il 2008, l’inizio della crisi. In testa alla classifica Germania (20.447, 23% del totale), seguita da: Gran Bretagna (12.527, 14%), Italia (9.941, 11%), Spagna (9.406, 11%), Francia (7.907, 9%), Olanda (4.534, 5%) e Polonia (3.665, 4%).
I dati per l’Italia sono positivi anche per i Brevetti. Il tasso di crescita delle richieste italiane (9%) è doppio rispetto alla media europea. Molto importante, in questa direzione, il contributo di aziende come Indesit, Fiat e ST Microeletronics, società che hanno permesso di migliorare la posizione italiana rispetto all’anno precedente, passando dall’undicesimo al decimo posto in classifica. I settori più emergenti, in questo contesto, sono quelli rappresentati dai medical device, dalla digital communication e dalla computer technology.

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Da UAMI a EUIPO: modifiche nome e nelle tasse per EUIPO

Da UAMI a EUIPO: modifiche nome e nelle tasse per EUIPO. L’Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno (UAMI), in data 23 marzo 2016, ha cambiato il suo nome, divenendo l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale (EUIPO). Questo cambiamento è dovuto all’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2015/2424 del Parlamento Europeo e del Consiglio. Il nome «marchio comunitario» diventa così «marchio dell’Unione Europea».
Il regolamento che ha apportato le modifiche di cui oggi trattiamo è stato è stato pubblicato il 24 dicembre 2015. Tale regolamento rientra nel pacchetto legislativo UE per la riforma del marchio, che contempla anche la sostituzione della direttiva UE 2008/95/CE sul marchio, del Parlamento europeo e del Consiglio.
Le modifiche apportate alla denominazione non sono le uniche: infatti anche le tasse da pagare all’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale hanno subito delle variazioni con una riduzione del loro ammontare: con il deposito non si pagheranno le tasse riferite a tre classi ma solamente alla prima. Ciascuna classe aggiuntiva oltre la prima avrà un costo separato. La EUIPO è la più grande agenzia decentrata dell’Unione Europea e ha sede ad Alicante, in Spagna. Gestisce la registrazione dei marchi dell’Unione Europea e dei disegni e modelli comunitari (DMC), due diritti di proprietà intellettuale che offrono protezione nei 28 Stati membri dell’EU.
A partire dalla sua creazione, nel 1994, l’UAMI, oggi EUIPO, ha trattato più di 1,5 milioni di domande di marchio provenienti da quasi ogni Paese e regione del mondo.
Al seguente EUIPO – Comunicato stampa e video esplicativo potete prendere visione del comunicato stampa e visionare il video inerente il cambiamento appena trascorso.